Il gelo di Gennaio e la bolletta: ecco cosa aspettarsi davvero dai riscaldamenti (e dalle pompe di calore)

Le temperature polari di gennaio hanno messo a dura prova ogni sistema di riscaldamento, rivelando potenziali problemi che potrebbero pesare sul portafoglio. Se pensavate che le pompe di calore fossero la soluzione definitiva ai problemi di bollette salate, potreste dover riconsiderare. L’aumento dei costi è una realtà che tocca tutti, ma ci sono differenze sostanziali da capire per evitare sorprese.

A fine gennaio, l’associazione delle aziende di riscaldamento ceche ha presentato un quadro preoccupante: in appartamenti poco isolati, il costo del riscaldamento per un’abitazione di 60 mq in un mese rigido può schizzare fino a oltre 250 euro. E anche i proprietari di pompe di calore si preparano a costi elettrici inaspettati. Questo è un monito per prepararsi alle future ondate di freddo, perché i “cambiamenti climatici” sembrano essere la nuova normalità.

Freddo pungente e consumi: un legame inesorabile

La funzione primaria di ogni impianto di riscaldamento è mantenere la temperatura interna entro i limiti igienici standard, solitamente tra i 18 e i 22°C. L’energia necessaria per farlo, ovvero per compensare le dispersioni termiche verso l’esterno, dipende in modo cruciale dalla differenza tra la temperatura interna e quella esterna.

Consideriamo un esempio: se a dicembre la temperatura media esterna fosse di +2°C con un interno di +20°C (differenza di 18°C), i consumi sono gestibili. Ma se a gennaio la temperatura esterna precipita a -9°C, mantenendo i +20°C interni, la differenza sale a 29°C. Questo significa che solo per questo fattore le perdite termiche e, di conseguenza, la richiesta di calore, aumentano di oltre il 60%. E questo è solo un dato indicativo, perché fattori come vento, umidità, esposizione solare e posizione dell’edificio giocano un ruolo fondamentale.

Il punto chiave è che il freddo intenso aumenta esponenzialmente il fabbisogno energetico, mettendo sotto stress ogni sistema: dalle reti di teleriscaldamento ai sistemi individuali a gas, pellet o legna. E sì, anche le tanto celebrate pompe di calore.

Il mercato dell’energia: un’escalation di prezzi

Quando la domanda sale alle stelle, il mercato reagisce. Anche se i costi di produzione non sono aumentati in proporzione, i prezzi dei combustibili hanno subito un’impennata vertiginosa. Solo a gennaio, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità ha toccato una media di 152,47 EUR/MWh, un balzo rispetto ai soli 89,38 EUR/MWh dell’anno precedente. Le biomasse, come i pellet di legno, supportati anche da incentivi statali, sono passati da circa 40 EUR/MWh a 100 EUR/MWh. La legna stessa, non solo è aumentata di prezzo, ma la sua disponibilità fatica a coprire la richiesta. Anche la cippatura, usata per il teleriscaldamento urbano, ha visto un aumento considerevole, passando da 20 a 35 EUR/MWh su base settimanale dall’autunno.

Tuttavia, c’è una buona notizia parziale: i costi delle biomasse incidono solo per il 30-60% sul prezzo finale del teleriscaldamento. Questo significa che l’aumento dei combustibili non si traduce sempre in un rincaro proporzionale per l’utente finale. Ad esempio, se a dicembre il costo medio del teleriscaldamento si aggirava sui 7,7 centesimi di euro al kWh (senza IVA), a gennaio è salito a 7,9 e a febbraio raggiungerà i 9,4 centesimi. Un aumento di circa il 9% in due mesi, dove il peso maggiore è sui costi delle fonti primarie, dato che il teleriscaldamento urbano è un servizio regolamentato.

È fondamentale ricordare che il costo del teleriscaldamento include tutte le spese operative e di manutenzione, non è paragonabile al “prezzo nudo” del gas o dell’elettricità. Il prezzo del gas naturale, infatti, è rimasto sorprendentemente stabile durante le gelate, probabilmente grazie alla stabilità del mercato europeo. Un altro fattore che grava sulle bollette di riscaldamento è stata la decisione di eliminare l’IVA agevolata (dal 9% al 21% standard) a partire da gennaio, una scelta politica del 2024.

Le insidie delle pompe di calore

Nonostante il forte sostegno statale e gli incentivi, le pompe di calore hanno riservato sorprese sgradite a molti proprietari. Sui social media si moltiplicano le testimonianze di disagi:

  • Molte pompe di calore hanno iniziato a mostrare problemi di funzionamento già a temperature di -20°C.
  • Quando le temperature scendono drasticamente, entra in gioco la resistenza elettrica integrata. In questo scenario, il calore prodotto ha un costo che si avvicina a quello del riscaldamento elettrico diretto (circa 20-25 centesimi di euro al kWh). L’unico sollievo potrebbe venire da un impianto fotovoltaico.
  • Le pompe di calore “aria-acqua”, le più diffuse, vedono la loro efficienza diminuire drasticamente al calare della temperatura esterna, avvicinandosi sempre più a un semplice riscaldamento elettrico.

Le bollette elettriche di gennaio sono state probabilmente una doccia fredda per molti possessori di pompe di calore. Oltre ai costi operativi, bisogna considerare la manutenzione. A differenza del teleriscaldamento, i costi di riparazione o sostituzione di una pompa di calore sono interamente a carico del proprietario. Stesse preoccupazioni si presentano per chi possiede impianti a gas, anche se risultano più comodi rispetto alla gestione della legna.

La legna, pur apparrendo “economica”, non tiene conto del lavoro manuale e del tempo impiegato, senza contare le emissioni nocive di monossido di carbonio e particolato fine che vengono rilasciate nell’ambiente circostante, con rischi per la salute.

Infrastrutture energetiche e tecnologie di riscaldamento: un divario da colmare

Se i costi di riscaldamento sono una preoccupazione per i proprietari, la gestione e l’efficienza dell’infrastruttura energetica pubblica ricadono nelle mani dello Stato. La qualità di questa infrastruttura è la chiave per garantire forniture affidabili e costi contenuti.

Le reti elettriche italiane, in particolare, non sono certo all’avanguardia. Una quota significativa dell’elettricità viene importata e la capacità di trasmissione risulta spesso insufficiente, soprattutto con l’aumento delle fonti energetiche intermittenti come eolico e solare, che richiedono sistemi di bilanciamento e stoccaggio sempre più complessi.

Eppure, nonostante ciò, lo Stato continua a sostenere e incentivare le pompe di calore “elettriche”, che in periodi di freddo intenso, quando la rete è già sotto pressione, rischiano di peggiorare la situazione. Al contrario, le reti di teleriscaldamento cittadine, pur avendo marginalmente perso alcuni grandi clienti a causa di ristrutturazioni edilizie e modernizzazioni, dispongono di un margine di capacità inutilizzato.

Le reti di teleriscaldamento sono moderne e affidabili, come dimostrato dalle recenti gelate, e utilizzano fonti energetiche locali, mantenendo i capitali all’interno dell’economia nazionale. Tuttavia, lo Stato non promuove attivamente il collegamento di nuovi utenti a queste reti né il loro ampliamento, sebbene le condizioni di supporto potrebbero essere equiparate a quelle delle pompe di calore.

Bollette stellari: quando l’isolamento fa la differenza

Le recenti avarie agli impianti di riscaldamento in alcuni condomini hanno messo in luce la gestione spesso inadeguata e poco lungimirante di alcuni edifici residenziali italiani. Condomini dove i proprietari, spesso poco attivi o competenti, lasciano che gli edifici rimangano non rinnovati, nonostante gli incentivi statali. Il risultato? Problemi di manutenzione, dispersioni termiche enormi e, conseguentemente, freddo e bollette esorbitanti.

L’associazione delle aziende di riscaldamento ha evidenziato che proprio negli edifici con scarsa coibentazione si nasconde il potenziale maggiore per tagliare le spese. In questi casi, il costo del riscaldamento per un appartamento medio (60 mq) a gennaio può raggiungere i 250 euro. In contrasto, i proprietari di appartamenti in edifici ristrutturati, nello stesso quartiere, pagano solo circa 70 euro.

Certo, un proprietario su cinque o sette riceverà un sussidio, ma per gli altri è una magra consolazione. Sebbene i sistemi di teleriscaldamento in Italia vengano continuamente modernizzati e si dimostrino efficienti, il loro vantaggio viene annullato in molti vecchi condomini “sovietici”. La situazione perdura da anni, rendendo evidente la necessità di interventi più efficaci per migliorare l’efficienza degli edifici, preparandoli non solo a future ondate di gelo, ma anche a bollette più gestibili.

Cosa ne pensi? La tua esperienza con il riscaldamento quest’inverno è stata diversa? Condividi i tuoi pensieri nei commenti!

Alessandra Ferrero
Alessandra Ferrero

Ciao! Sono Alessandra, una giornalista lifestyle ossessionata dall'efficienza. Credo fermamente che per vivere meglio non serva spendere di più, ma scegliere meglio. Nel mio blog raccolgo i migliori consigli di risparmio e organizzazione che ho testato personalmente, per aiutarti a gestire le piccole sfide quotidiane con un sorriso e il portafoglio pieno.

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